Cazzago San Martino e la sua comunità

Veduta panoramica di Cazzago S.M.

Si estende a sud del lago d'Iseo, tra i comuni di Passirano, Ospitaletto, Travagliato, Berlingo, Rovato, Erbusco, Adro e Corte Franca. Il suo territorio è attraversato dal tracciato della strada statale n. 11 Padana superiore, che si snoda a 4 km dall'abitato. I collegamenti autostradali risultano molto agevoli: ad appena 2 km si trova il casello di Rovato, che immette sull'autostrada A4 Torino-Venezia-Trieste. Altrettanto agevole si presenta il collegamento con la rete ferroviaria: la linea Brescia-Edolo ha infatti uno scalo sul posto, che dista ugualmente soltanto 2 km. La struttura aeroportuale di riferimento, Bergamo, è a 36 km e permette di effettuare voli nazionali e internazionali, mentre per le linee intercontinentali dirette ci si serve dell'aeroporto di Milano/Malpensa, posto a 117 km.

Il terminale del traffico marittimo, per il commercio e il turismo, è situato a 187 km. Inserita in circuiti commerciali, industriali ed economici, fa capo prevalentemente ai comuni di Chiari e Brescia per i servizi e le strutture burocratico-amministrative non presenti sul posto.
Il comune ebbe la denominazione di Cazzago fino al 1863, quando il Regio Decreto 8 febbraio 1863, stabilì quella attualmente in vigore. Nel 1927, con Regio Decreto 18 ottobre 1927, alla municipalità furono annessi i comuni soppressi di Bornato e Calino. Dal punto di vista orografico, il territorio di Cazzago San Martino è caratterizzato sia dai territori pianeggianti dell'Alta pianura padana, presenti nella frazione Pedrocca, sia da quelli collinari franciacortini delle borgate di Calino e di Bornato. Centro di pianura, di antiche origini, la cui economia si basa sull'agricoltura e soprattutto sull'industria, la comunità dei cazzaghesi presenta un indice di vecchiaia inferiore alla media ed è distribuita tra il capoluogo comunale, in cui si registra la maggiore concentrazione demografica, numerose case sparse e le località di Pedrocchetta, Segabiello, Bonfadina, Cà del Diaol, Casotto, Colombera, Franzina, Pedrocca e Perosini.
Il territorio presenta un profilo geometrico per lo più regolare, con qualche variazione altimetrica più accentuata nella parte settentrionale. L'abitato, che si adagia nell'ameno paesaggio della Franciacorta, mostra segni di una forte espansione edilizia: le numerose nuove costruzioni, che si distribuiscono in maniera sparsa tra il capoluogo comunale e le altre località, fanno fronte al notevole incremento demografico, determinato dal saldo attivo sia del movimento naturale che di quello migratorio. Pur essendosi adeguato ai tempi odierni, però il centro conserva meravigliose residenze del rinascimento e del Settecento, che contribuiscono a tenere ben saldo il legame con il passato.

L'industria e l'Artigianato

Collocazione territoriale di Cazzago S.M.

Non è sede di particolari strutture burocratiche, ospitando soltanto l'ufficio postale, il municipio e una stazione dei carabinieri. L'economia locale, che non ha abbandonato l'agricoltura, si avvale, tra l'altro, della produzione di cereali, frumento, foraggi, vite e frutteti; diffuso è l'allevamento bovino e avicolo, seguito da quello di suini, caprini ed equini. A partire dagli anni '60 si è registrato lo sviluppo del settore industriale, che attualmente contribuisce in modo notevole ad elevare il reddito pro capite: molto sviluppata è l'industria metalmeccanica; a questa si affiancano numerose aziende che operano nei comparti alimentare, tessile, edile, elettrico, estrattivo, chimico, cartario, automobilistico, dell'editoria, della stampa, dei materiali da costruzione, del legno e del vetro.

La zona industriale di Cazzago S.M.

Nelle aree attorno alle borgate collinari di Calino e Bornato sono presenti le aziende vitivinicole produttrici del "Franciacorta" DOGC. L'area di pianura, attorno a Pedrocca, Pedrocchetta e a meridione dell'abitato di Cazzago è invece caratterizzata dalla presenza di aziende agricole orientate alla coltivazione di cereali, principalmente mais.
Non mancano fabbriche di mobili, articoli in pelle, apparecchi di precisione e macchine per l'agricoltura e la silvicoltura. Le attività terziarie comprendono una buona rete distributiva e l'esercizio del credito e dell'intermediazione monetaria. Le strutture ricettive offrono possibilità di ristorazione e di soggiorno; tra i servizi sanitari è assicurato quello farmaceutico.
Cazzago San Martino è al centro di rapporti particolarmente intensi con i comuni vicini, grazie alle sue attività commerciali e in particolare alla presenza degli insediamenti industriali, che consentono un notevole assorbimento di manodopera.

L'agricoltura e le colture di eccellenza

Viticoltura in Franciacorta

Vigneti in Franciacorta

Una storia moderna ancora giovane, ma che affonda radici lontane nel tempo. Sulle colline della Franciacorta la vite è stata impiantata fin dalle epoche più remote. Ne sono una prova i rinvenimenti di vinaccioli di epoca preistorica e materiale archeologico rinvenuto un po’ su tutta la zona oltre alle diverse testimonianze di autori classici, da Plinio a Virgilio.
Attraverso testimonianze storiografiche e architettoniche si scoprì che si stanziarono in Franciacorta i galli Cenomani, i Romani e i Longobardi. In Franciacorta si otteneva del vino “mordace” già nel XVI secolo e vini fermi da sempre, ma solo per un consumo locale. Alterne vicende nella viticoltura e nella commercializzazione non davano smalto alla sua produzione. La rinnovata nascita dell’enologia, in Franciacorta, risale alla fine degli anni 50, quasi all’improvviso, con una nuova fiducia sulle potenzialità del territorio a produrre vini base adatti alla spumantizzazione e la nascita, quindi, delle prime cantine. Nel ’67 arriva il riconoscimento della Denominazione Franciacorta voluta da un piccolo gruppo di produttori incoraggiati dalle nuove leggi italiane in materia di denominazione di origine. Il Pinot di Franciacorta doc era ottenuto da uve Pinot bianco con la possibilità di aggiunte di Pinot grigio e Pinot nero, con rifermentazione naturale in bottiglia o in vasca.
L’inizio degli anni ’70 vide la fase del grande rinnovamento dell’enologia italiana. La Franciacorta aveva già costruito le sue solide basi per lanciarsi nella produzione di prodotti di qualità. Imprenditori e manager cominciarono ad acquistare terreni in Franciacorta, arricchendo le terre con vigneti da cui produrre in proprio dei vini buoni, per loro e per gli amici, ma furono ben presto trasformate in un “laboratorio enologico”. Un’altra decina di produttori si unì al primo gruppo storico. Si poteva ancora utilizzare la rifermentazione in vasca, ma già allora la maggior parte dei produttori preferiva la ben più impegnativa rifermentazione in bottiglia. Gli anni ’80 furono quelli degli imprenditori che arrivarono in Franciacorta in cerca di vigneti nuovi o da rimodernare, che avevano lo spirito e i mezzi per partire e la volontà di affermarsi, anche se quello dell’enologia non era inizialmente il loro settore. Anzi, ebbero il grande merito di affidarsi subito a enologi e specialisti del settore che seppero valorizzare la qualità del prodotto. Fu il periodo in cui lo Chardonnay si affrancò dal Pinot bianco e confermò la sua perfetta sintonia con la terra di Franciacorta. Nell’83 i 50 ettari iniziali sono diventati 550 e le vendite di Pinot di Franciacorta superarono il milione di bottiglie. E le aziende raddoppiarono di nuovo. La crescita è stata rapidissima. Negli anni ’90 la produzione e la commercializzazione di bollicine ha assunto un’ importanza sempre maggiore, inizia la costituzione del Consorzio volontario e da qui comincia l’era contemporanea della Franciacorta e del Franciacorta Docg, conosciuto ormai in tutto il mondo.

I vitigni del Franciacorta D.o.c.g

Vigneti in Franciacorta

Chardonnay
Lo Chardonnay è varietà a bacca bianca molto pregiata, chiamato anche “Chardenet”, “Pinot blanc”, “Cramant” e “Pinot giallo”. È coltivato ormai da alcuni decenni in Franciacorta, probabilmente, introdotto da alcuni produttori agli inizi degli anni ’50, avendone apprezzato le caratteristiche specifiche di vinificazione e la qualità. Verso il 1950, questa varietà iniziò a diffondersi in Franciacorta, mescolata inconsapevolmente al Pinot bianco. Questo fatto contribuì a confondere le due culture, dato che nessuno si era preoccupato di distinguerle in modo chiaro e preciso. Tuttavia, fin dall’inizio, si dava la preferenza ai ceppi con le caratteristiche migliori. Solo nel 1963 si giunse a una chiara differenziazione delle due varietà, quando, presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, venne impiantato un vigneto di Chardonnay “in purezza”, con viti importate direttamente dalla Francia. A quel punto le differenze tra le due varietà furono definitivamente chiarite, evidenziando le qualità superiori dello Chardonnay, che derivano soprattutto dal suo favorevole adattamento in Franciacorta, terra nella quale ha trovato un habitat molto simile alla patria d’origine. Nel 1978, lo Chardonnay fu iscritto nel catalogo nazionale delle varietà e nel 1980 diventò un vitigno autorizzato e raccomandato per la provincia di Brescia. Attualmente, in Franciacorta lo Chardonnay occupa oltre 2.000 ettari di terreni iscritti all’Albo del Franciacorta, che corrispondono a circa l’80% della superficie totale. La pianta dello Chardonnay è caratterizzata da medio vigore, ha foglie di colore verde intenso, raramente trilobate e con seno peziolare a “U” o a lira, la pagine superiore è pubescente e il lembo spesso è delimitato dalle nervature principali (elemento che permette di riconoscere velocemente tale vitigno rispetto agli altri). Il grappolo è piccolo, cilindrico, con una o due ali, mediamente compatto, con un caratteristico colore verdastro tendente al giallo, con acini dotati di buccia robusta e spessa. Lo Chardonnay è soprattutto impiegato nella produzione di vini-base del Franciacorta Docg, solo in minor misura in quella del vino fermo Curtefranca Bianco. Il vino ottenuto da questo vitigno è dotato di ottima consistenza, aroma intenso, fragrante e complesso, con sentori varietali di frutta e di fiori, buona struttura e piacevole freschezza.

Pinot Nero
Il Pinot Nero è il secondo vitigno per diffusione in Franciacorta e occupa circa il 15% della superficie totale. Questo vitigno, la cui culla è la Borgogna (infatti è conosciuto anche come “Borgogna nero”), ha una variabilità comportamentale che lo porta a volte a interagire in modo imprevedibile con l’ambiente in cui è impiantato, ma può dare grandi risultati sia vinificato in rosso sia spumantizzato. La pianta del Pinot nero è abbastanza robusta e rustica; con foglie tondeggianti e trilobate, di colore verde scuro, il seno peziolare ad “U” e quelli laterali leggermente a “V”, la pagina superiore è opaca, quella inferiore è più chiara e aracnoidea, le nervature sono sporgenti. Il grappolo è a pigna, molto serrato e di dimensioni ridotte, con il peduncolo corto e piuttosto grosso. Il Pinot nero è impiegato soprattutto nei Millesimati e nelle Riserve del Franciacorta Docg, ai quali offre struttura e longevità; è inoltre un componente indispensabile per le cuvée del Franciacorta Rosé, nelle quali deve rappresentare almeno il 25%. Pinot Bianco Il Pinot bianco (Fig. 4) è il terzo vitigno del Franciacorta, di derivazione francese, è chiamato anche “Borgogna bianca”, appartenente alla grande famiglia dei Pinot, e occupa ormai circa il 5% della superficie totale. La pianta del Pinot bianco è dotata di buona vigoria; la foglia è verde intenso, pentagonale e tondeggiante, con seno peziolare ad “U” e seni laterali lievemente accennati, la pagina superiore è glabra, verde cupo, bollosa e lucida, la pagina inferiore aracnoidea, le nervature sono sporgenti. Il grappolo tende ad assumere tonalità meno dorate di quelle dello Chardonnay, rispetto al quale è anche molto più compatto, inoltre è cilindrico e più piccolo, il peduncolo è corto, grosso ed erbaceo. Il Pinot bianco non è utilizzato in purezza né nella produzione dei vini-base del Franciacorta né dei vini fermi Curtefranca Bianco, ma è usato nelle cuvée in percentuale massima del 50%. Il vino ha un corpo pieno ed elegante, buona acidità fissa, e il suo profumo ricorda la crosta di pane appena sfornato e, dopo evoluzione, intensi sentori ammandorlati.

I vitigni del Curtefranca D.o.c

Vigneti in Franciacorta

Cabernet Franc
È un vitigno tipico del bordolese, da dove si diffuse dapprima nel resto della Francia e poi nel resto del mondo. È conosciuto anche come “Cabernè”, “Gros Cabernet”, “Carmenat”, “Cabonet”, “Petit fer”. In Italia giunse tra il XVIII e il XI secolo, ma i primi impieghi in coltivazione significative si ebbero solo tra la fine del XIX e l’ inizio del XX secolo, nell’ area nord centro-orientale. In Franciacorta giunse prima del Cabernet Sauvignon, lasciando quell’ impronta indelebile che ancora oggi contraddistingue il vino Curtefranca DOC Rosso, grazie anche all’ elevato vigore che lo contraddistingue. La foglia è di media grandezza, larga, lunga e pentabolata, i seni sono tutti ad “U”, la pagina superiore è leggermente bollata, di colore verde cupo e opaco, le nervature sono abbastanza appariscenti e verdi. Il grappolo è medio lungo, piramidale, alato e spargolo; il peduncolo è grosso e semilegnoso.

Cabernet Sauvignon
Come il Franc ha origini bordolesi (è conosciuto anche come “Cabernè”, “Vidure”, “Petit Vidure”), giunse in Italia nel XIX secolo. È il vitigno rosso francese per eccellenza, di buona vigoria. In Franciacorta da quando si iniziò ad apprezzarne l’ ottima qualità enologica, la sua coltivazione si è estesa sensibilmente. La foglia è pentagonale, di media grandezza, i seni sono chiusi con i bordi sovrapposti, la pagina superiore è verde scuro opaco e glabra, quella inferiore è aracnoidea e più chiara, le nervature sono di colore chiaro. Il grappolo è medio-piccolo, cilindrico-piramidale, spesso con un’ ala molto pronunciata ed è tendente al compatto; il peduncolo è grosso e semilegnoso.

Merlot
Anch’ esso di provenienza bordolese, in particolare dal circondario della Gironda. Viene introdotto in Italia alla fine del XIX secolo. È conosciuto anche con i nomi di “Merlò”, “Vitraille” e “Plant Medoc”. In Franciacorta giunse più tardi rispetto ai due cabernets; il suo impiego, inizialmente ridotto, è in aumento, dato che la vigoria è medio-elevata. La foglia è di media grandezza, trilobata o quinquelobata, i seni sono ad “U” e quasi sovrapposti, la pagina superiore è glabra, chiara e opaca, quella inferiore è colore verde-oliva e aracnoidea. Il grappolo è di media grandezza, mediamente compatto, piramidale, alato e il peduncolo è medio legnoso.

Forme di allevamento della vite

Vigneti in Franciacorta

Le forme di allevamento oggi presenti in Franciacorta, sono la testimonianza storica dell’evoluzione del vigneto e della tecnica colturale che è avvenuta in questo territorio, così repentinamente, negli ultimi 20 anni. Oggi coesistono diverse forme di allevamento a seconda dell’età dell’impianto. I vecchi impianti sono allevati in forme a spalliera alta più o meno modificata e a pergola. Nelle forme a spalliera il sesto d’impianto raggiunge i 3 metri tra le coppie di piante. Nelle forme a pergola i sesti sono di 4-4,5 metri tra i filari e 1-1,2 metri tra le singole piante. Il sistema più utilizzato storicamente è stato il Sylvoz modificato Miotto seguito dalla pergola doppia. Oggi, la forma di allevamento più diffusa è la spalliera bassa, Guyot, cordone speronato, con fittezza d’impianto nell’ordine dei 4.000-5.000 ceppi/ha. L’età dei vigneti presenti in Franciacorta è variabile, ma si trovano soprattutto vigneti risalenti a tre epoche di sviluppo successive. -Una prima fase di impianto è avvenuta negli anni 1960 – 1970. Di quell’epoca rimangono i segni negli ultimi impianti a pergola, impianti ora circoscritti a pochi vigneti, la cui superficie va sparendo proprio perché le performance qualitative di queste vigne non sono più in linea con gli attuali obiettivi qualitativi della Franciacorta.
-La seconda fase di impianto è stata realizzata intorno alla metà degli anni ’70, metà anni ’80. Quella fu l’epoca della scelta guidata da nuove esigenze di meccanizzazione del lavoro in campo e quindi si optò per le forme di allevamento a spalliera alta quale il Sylvoz o il Casarsa poi modificato in Miotto. Ad oggi, esiste ancora una buona parte dei vigneti investiti in tale modo, e la produzione è stata ricondotta ai criteri di qualità oggi richiesti con pratiche colturali attente ed evolute.
-La terza fase di costituzione del vigneto Franciacorta si colloca attorno agli anni ’90. In quel momento si operò una precisa sterzata verso impianti più fitti, con un numero di ceppi ad ettaro di almeno 4000-5000 piante, con viti di ridotto sviluppo vegetativo e contenuta produzione a ceppo. Da allora la strategia di impianto si è consolidata verso questa tendenza, con la forma d’ allevamento del Guyot (spalliera bassa), passando anche per esperienze di densità estreme quali le 10.000 viti ad ettaro. Oggi non è più in discussione che il fattore qualità delle uve passa per una contenuta produzione a ceppo, nell’ordine di 1-1.5 massimo 2 Kg.

Epoca di maturazione e raccolta dell’uva

Vigneti in Franciacorta

La vendemmia inizia con la raccolta delle uve destinate alla base del Franciacorta. Le decisioni riguardanti la scelta del periodo di vendemmia e delle zone da vendemmiare tengono presente prima di tutto un elemento semplice e ovvio: l’ analisi tattile e visiva del grappoli. Acini con bucce povere di antociani, duri a rompersi, difficili da staccare dal pedicello e tendenti al colore verde sono ancora lontani dalla maturazione; lo stesso vale per vinaccioli ancora ricchi di tannini, verdi, astringenti, di elevata durezza e rigidità e non lignificati. La polpa di un acino maturo è dolce, gradevole, con un tipico sapore varietale e con i semi che si separano facilmente da essa. In secondo luogo si considera la locazione del campo, quindi tutti gli elementi a questo correlati: esposizione, microclima, pedologia e precocità della cultivar. Viene fatto in parallelo un campionamento randomizzato delle uve dei campi presi in analisi per misurare il contenuto zuccherino, l’ acidità e l’ alcol probabile contenuti nel succo nella giornata considerata. Ogni componente del frutto viene quindi valutata e si utilizzano tali informazioni per conoscere meglio l’ andamento della maturità dell’ uva del vigneto, al fine di 25 prendere decisioni sul momento migliore per effettuare la raccolta, in base al tipo di vino che si vuole produrre, per permettere l’ estrazione delle componenti positive per la qualità, a discapito delle negative che non si vogliono trasmettere poi al prodotto finale. In base a questi elementi, e soprattutto al clima e al meteo (con la pioggia non si vendemmia perché l’ acqua diluirebbe i valori intrinseci dell’ uva!), si vendemmia. In Franciacorta, intorno alla metà di agosto, le uve delle zone più precoci, hanno i valori zuccherini ed acidici idonei alla preparazione dei vini base, che saranno fatti rifermentare in bottiglia per originare il Franciacorta DOCG. Inizia così la raccolta delle uve Chardonnay, rigorosamente a mano e in piccole cassettine di circa 15-17 Kg ciascuna, per non compromettere l’ integrità del grappolo. La variabilità pedoclimatica della Franciacorta distribuisce l’inizio della vendemmia nelle diverse unità pedopaesaggistiche in un arco di 8-10 giorni. La raccolta delle uve da base prosegue per circa 3 settimane, passando dallo Chardonnay al Pinot nero e al Pinot bianco. Successivamente inizia la raccolta delle uve del Curte Franca bianco. Tale operazione si protrae per circa 15 giorni fino al momento in cui iniziano a maturare le uve rosse. Le più precoci sono le uve di Merlot, seguite da Nebbiolo, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Barbera. Il tutto si conclude normalmente verso la prima metà del mese di ottobre, assicurando, quindi, alla Franciacorta, circa due mesi di vendemmia.

I numeri del Franciacorta

Vigneti in Franciacorta

Nel 2010 sono state commercializzate 10.377.195 bottiglie di Franciacorta. Il ritmo di crescita che da qualche anno era in media del 10% ha registrato una stabilizzazione, anche se si è comunque dimostrato migliore rispetto all’andamento del mercato. L’ apprezzamento e i numeri positivi del prodotto non riguardano esclusivamente le vendite, ma anche gli ettari di terreno rivendicati alla Docg, passati dai 2283 del 2008 ai 2383 nel 2009, il 170% in più rispetto al 2000. Oggi le aziende associate al Consorzio sono aumentate, e corrispondono al 97% delle aziende presenti sul territorio. Analizzando la distribuzione delle vendite si è osservato che il Franciacorta è sempre più apprezzato e degustato a tavola, grazie alla sua qualità e alle sue caratteristiche gustative, che lo rendono apprezzabile a tutto pasto ed abbinabile a un gran numero di pietanze. Per tutte le aziende del territorio è un grande successo e una grande soddisfazione, oltre che una conferma alla loro politica produttiva orientata verso un prodotto unico e inconfondibile.

[Fonte: Università degli studi di Milano]

Breve storia della Franciacorta

Cartina della Franciacorta del 1429

La Franciacorta è una zona collinare situata tra Brescia e l'estremità meridionale del Lago d'Iseo. La prima testimonianza di un territorio con un toponimo simile all'attuale Franciacorta, Franzacurta, si trova negli Statuta Communis Civitatis Brixiae del 1277, contenuti all'interno del codice Queriniano. Il termine era attribuito ad una zona comprendente i comuni di Urago (ora Urago Mella), Rodengo (dal 1927 parte del comune di Rodengo Saiano), Ronco e Sale (ora frazioni del comune di Gussago) e lo stesso Gussago. Essi vengono citati in quanto ingiunti a pagare un contributo per la costruzione di un ponte sul fiume Mella.
Gazie allo statuto del Doge Francesco Foscari, nel 1429 vennero fissati per la prima volta i confini dell'area chiamata Franciacorta. Al territorio così definito appartenevano la Quadra di Rovato e quella di Gussago che comprendevano i seguenti comuni: Rovato, Coccaglio, Erbusco, Calino, Cazzago, Camignone, Bornato, Passirano, Paderno, Gussago, Brione, Cellatica, Sale, Castegnato, Ronco, Rodengo, Saiano, Ome, Monticelli Brusati, Valenzano, Polaveno, Provezze e Provaglio. Dalla definizione del Foscari erano esclusi i comuni della quadra di Palazzolo che invece ora sono considerati parte della Franciacorta ossia Adro, Capriolo, Colombaro, Nigoline e Timoline.
Sulle colline della Franciacorta, la coltivazione della vite ha origini remote, come testimoniano i rinvenimenti di vinaccioli di epoca preistorica e gli scritti di autori classici quali Plinio, Columella e Virgilio. Il ricco materiale archeologico di età preistorica rinvenuto, come ad esempio i resti di palafitte ritrovati nella zona delle Torbiere del Sebino, racconta come qui si stanziarono popolazioni primitive, alle quali subentrarono via via i Galli Cenomani, i Romani e i Longobardi. La coltivazione della vite fu una costante della Franciacorta, dove, dall’epoca romana al periodo tardo-antico fino al pieno medioevo, crebbero vigneti anche grazie alle favorevoli condizioni climatiche e pedologiche. Con alti e bassi, la viticoltura in queste terre non s’interruppe mai.
La storia della Franciacorta è stata fortemente caratterizzata dalla presenza di grandi enti monastici che qui avevano, già prima del Mille, grandi possedimenti e che fecero una grande opera di dissodamento, bonifica e coltivazione del territorio. Tra i più attivi c’era il monastero femminile di San Salvatore (in seguito intitolato a Santa Giulia di Brescia), fondato dal re Longobardo Desiderio e da sua moglie Ansa nel 753, le cui proprietà franciacortine sono documentate dal Polittico di Santa Giulia, un antico codice della seconda metà del IX sec.. Nella stessa epoca, tuttavia, erano presenti numerose altre corti monastiche, tra le quali quelle di Clusane (priorato cluniacense), Colombaro (cella di Santa Maria), Timoline (corte di Santa Giulia), Nigoline (corte di Sant’Eufemia), Borgonato (corte di Santa Giulia) e Torbiato (corte dei monasteri di Verona e di San Faustino di Brescia). Il primo documento che ci fornisce notizia di proprietà in Franciacorta da parte del monastero bresciano di San Salvatore, (Santa Giulia), risale al 766. Si tratta del diploma con cui Adelchi, figlio del re Desiderio, donava al monastero tutti i beni avuti dal nonno Verissimo e dagli zii Donnolo e Adelchi, fra cui anche alcuni possedimenti in questa zona.
Durante il periodo delle Signorie, la Franciacorta era tutta guelfa, tranne due centri importanti alle sue porte (Palazzolo e Iseo) che erano nelle mani dei ghibellini. Vi trovò rifugio - alla corte dei Lantieri a Paratico e poi a Capriolo - l’esule Dante Alighieri. Furono anni assai cruenti, pieni di lotte e d’intrighi, cui pose fine la signoria di Pandolfo Malatesta: grazie ad un prolungato periodo di stabilità si ripresero le attività agricole e rifiorì la produzione vitivinicola. Il passaggio del territorio bresciano, dal dominio visconteo a quello veneziano, vide alla ribalta la Franciacorta. A Gussago, infatti, nel 1426 fu organizzata la congiura dei nobili guelfi che consegnarono la città di Brescia alla Repubblica Veneta. In questo periodo furono costruite le prime alte torri di avvistamento quadrate e merlate che ancor oggi caratterizzano la Franciacorta. Il territorio franciacortino verso la fine del ‘400 era suddiviso nelle 3 quadre (una sorta di distretti, con un proprio capoluogo) di Rovato, di Gussago e, solo in parte, di Palazzolo.
La lotta fra Venezia e la Francia portò ancora la guerra in Franciacorta: nel 1509 la popolazione, in una ribellione divenuta quasi leggendaria e chiamata piuttosto enfaticamente “vespri della Franciacorta”, insorse contro i Francesi. Centro della rivolta fu Rovato. In seguito alle vittorie italiche di Napoleone, anche nel bresciano, fu proclamata la Libera Repubblica e nei paesi della Franciacorta si alzarono i vessilli della libertà e si distrussero le insegne della Serenissima. Poi fu la volta della dominazione austriaca, delle lotte risorgimentali, dell’annessione al Regno d’Italia.
La Franciacorta attuale comprende un territorio che si estende sulla superficie dei seguenti comuni, tutti situati in provincia di Brescia: Adro, Capriolo, Castegnato, Cazzago San Martino, Cellatica, Coccaglio, Cologne, Corte Franca, Erbusco, Gussago, Iseo, Monticelli Brusati, Ome, Ospitaletto, Paderno Franciacorta, Paratico, Passirano, Provaglio d'Iseo, Rodengo-Saiano e Rovato. Il territorio, per lo più collinare e anticamente cosparso di boschi, è stato ultimamente trasformato con l'impianto di numerosi vigneti che ne caratterizzano la peculiarità.
Gli enti locali sono impegnati a salvaguardarne l'aspetto paesaggistico e conservativo sia dal lato fisico che dal punto di vista storico-culturale: numerose infatti le testimonianze architettoniche dell'antichità (monasteri, chiese, abbazie, ville e castelli dell'epoca medioevale).

Etimologia

Monastero di San Pietro in Lamosa

Diversi storici danno una, o più spiegazioni, sull'origine del nome così come, indicano, o tracciano i confini; ma tra loro non vi è accordo. Seguendo un puro ordine cronologico, degli anni in cui è vissuto lo storico, si riportano le varie versioni, sia dell'etimologia che, dove esiste, della composizione toponomastica nonché le eventuali critiche alle versioni di altri storici. Jacopo Malvezzi: Questo tratto di paese fu nominato Franciacorta dal lungo soggiorno che vi fecero i francesi sotto Carlo Magno e deriva questo nome sin dall'anno 774.
Mons. Paolo Guerrini: La tesi più ricorrente e storicamente plausibile, allude alle corti franche cioè al fatto che i principali centri dell'arco morenico erano all'origine corti altomedievali, che con l'arrivo dei monaci cluniacensi godettero di franchigie (curtes francae) …ed è molto probabile - la storia si fa anche per intuizione - che da esso sia provenuta sulla fine del secolo XI, nel periodo delle numerose fondazioni cluniacensi intorno al Sebino (Isola di S. Paolo, Clusane, Colombaro, Sarnico, Provaglio, ecc.) anche la fondazione di questo piccolo priorato, una delle varie francae curtes, esenti da ogni onere fiscale come enti di pubblica beneficenza e che hanno dato a questa zona collinare il nome di Franciacorta.
Riporta inoltre: Sulla etimologia di questo nome si sono affermate le più strane sentenze. Senza accennare a quanto ne hanno scritto il Rosa, il Cocchetti, e l'Odorici, mi permetto di avanzare anch'io la mia, che sembrerà forse più strana delle precedenti. Franciacorta potrebbe derivare da fragia o frangia, nome dato alla parte esterna del comune della città, quella che altrove vien chiamata Corpi santi (così afferma il Tiraboschi - Storia degli Umiliati - sull'autorità del Ducange): ovvero bisogna ricercarne l'origine intorno al mille, e nella riforma portata dai benedettini francesi di Cluny nei decaduti monasteri italiani. A Brescia il centro di questa riforma cluniacense fu Rodengo, e da Rodengo derivarono tutti gli altri piccoli priorati cluniacensi di Verziano, di Provaglio (d'Iseo), di Cazzago, di Sale di Gussago, di Erbusco, di Colombaro, ecc., abitati o diretti in maggior parte da monaci francesi, all'opera dei quali si deve la resurrezione agraria di questa fertilissima plaga […] l'antichissima porta di S. Faustino, detta poi Porta delle Pile, era chiamata la porta Gallia (francese) […] Si aggiunga che le vie di questo quartiere, sole fra tutte le vie della città, ebbero la denominazione francese di rua […] Siamo adunque in perfetto quartiere francese, presso la porta gallia, per la quale usciva la via che da Gussago metteva in Franciacorta. E conclude esortando chi può essere un valido interlocutore a… sobbarcarsi l'incarico di ampliare e approfondire lo studio per risolvere un… arcano di secoli.
Francesco conte Gambara: Furono gli Ambasciatori di Milano accolti con distinzione, ma, come avviene sovente, partendosi le opinioni, ed i nobili inclinando per la guerra, i popolani per la pace, costoro assunsero il titolo della prima, ed i nobili della seconda fazione. Rimasta questa soccombente e costretta a lasciare la città, quelli che la componevano si ripararono nella così detta da noi Francia - corta; che vuolsi acquistasse tale nome non già perché Carlo Magno coll'esercito suo vi dimorasse, ma sì bene perché porzione di paese eravi immune da tutti i Dazj e Gabelle, e quindi Franca Corte appellavasi.
Giovanni Donni Presidente dell'Associazione per la storia della Chiesa bresciana. Conferma questa versione: …fortunata e non ultima occasione dello sviluppo agricolo e civile della Franciacorta. Difatti la ripresa della città e dei mercati nel sec. VIII° promosse grandi opere di dissodamento e la valorizzazione di nuove ed ampie estensioni agricole ed a questo fine i sovrani concessero esenzioni da gravami e imposizioni, col sorgere di «curtes francae» certo così diffuse in questo angolo di terra bresciana da prenderne il nome ad indicare che il fenomeno vi si manifestava nella forma più ampia. L'unica certezza che sembra evincersi dalla consultazione di tutte le fonti è l'incertezza sia dell'etimologia che della composizione toponomastica della Franciacorta.

Erbusco: il borgo rinascimentale

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